Testimoni di Geova

Testimoni di Geova
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2.  La tradizione religiosa di riferimento è quella cristiana, con particolare riferimento al cristianesimo primitivo o storico, secondo le indicazioni dei Vangeli e degli Atti degli Apostoli.

3.  Nel 1920 compaiono le prime tracce dei Testimoni di Geova a Torino (17 anni dopo il primo gruppo in Italia, a San Germano Chisone). Durante il fascismo i Testimoni hanno vita difficile e operano in clandestinità. Negli anni ’50 la loro presenza si consolida a Torino con l’aiuto di missionari provenienti dall’estero; una delle prime Sale del Regno (così è definito il luogo di culto dei Testimoni) si apre in una stanza in affitto in corso Vittorio Emanuele II, angolo via Madama Cristina. Alla fine di questo decennio, si costituisce la prima comunità nell’astigiano. Nel 1961 si tiene a Torino Esposizioni la prima assemblea internazionale, vi partecipano seimila delegati provenienti da Italia, Svizzera, Belgio, Olanda, Spagna, Inghilterra, Danimarca, Grecia, Americhe e Australia. Nel 2003 si inaugura a Leinì (Torino) la struttura esterna della Sala delle Assemblee, il cui edificio originale fu edificato nel 1979. L’ampliamento consente di ospitare assemblee estive con oltre quattromila congressisti.

4.  In Torino il numero dei Testimoni si è ora assestato intorno alle seimila unità (ottomila con i simpatizzanti che frequentano le adunanze), distribuiti in circa sessanta comunità o congregazioni. In provincia di Torino la presenza è di oltre settemila unità. La distribuzione nelle province piemontesi è la seguente: mille nell’astigiano, millecinquecento nell’alessandrino, altrettanti nel cuneese, tremila nel novarese, biellese, vercellese e verbano, per un totale di ventimila Testimoni in tutto il Piemonte. Il ceto e l’istruzione prevalenti sono quelli medi. Il tessuto sociale è costituito da operai, impiegati, professionisti, imprenditori.

Sono sorte di recente in città quindici comunità Testimoni di Geova di lingua romena, spagnola, portoghese, francofona, inglese, tagalog, russa, portoghese, cinese e nella lingua italiana dei segni (LIS); composte di italiani e romeni, latino-americani, nordafricani, inglesi, filippini, russi, portoghesi e cinesi, e da udenti e sordi. Lo scopo di tale iniziativa è quello di consentire agli stranieri e ai sordi di seguire nella propria lingua il programma spirituale svolto nelle riunioni dei Testimoni. I diversi gruppi linguistici si radunano in varie Sale del Regno della Città: corso Sebastopoli 242 (romeni), corso Svizzera 79/17 (latino-americani, romeni e sordi), via degli Artisti 23/F (latino-americani, inglesi, francofoni, filippini e cinesi), via Dronero 15/B (romeni e russi), via Isonzo 14/D (portoghesi e latino-americani). La nascita di queste comunità straniere, nel tessuto cittadino, è stata possibile grazie al fatto che un certo numero di Testimoni di Geova torinesi hanno deciso di imparare una nuova lingua, per aiutare gli immigrati provenienti da Romania, Equador, Filippine, Africa settentrionale, Brasile, Russia e Cina. Alcuni di questi nostri concittadini hanno ormai appreso così bene l’idioma verso il quale si sono orientati che sono in grado di tenere regolarmente conferenze in lingua straniera, o in LIS, durante le riunioni.

5. Alla base dell’organizzazione ci sono le congregazioni. Queste, composte da circa 70-80 proclamatori o attivisti, uomini e donne, sono presiedute da anziani, in senso spirituale, e da servitori di ministero, preposti, rispettivamente, all’insegnamento e alle attività amministrative. Una ventina di congregazioni formano una circoscrizione (p.es. quella di Torino Sud o del moncalierese). Circa venti circoscrizioni formano un distretto. Un esempio di distretto è quello che riunisce quattrocento congregazioni fra le province di Torino Asti, Alessandria e Cuneo. Sulle circoscrizioni presiede un ministro di culto itinerante denominato “sorvegliante di circoscrizione”; sul distretto, un “sorvegliante di distretto”. Detti ministri itineranti visitano, rispettivamente, congregazioni e circoscrizioni due volte l’anno, al fine di mantenere uno stretto contatto fra le congregazioni/circoscrizioni e la sede filiale di Roma, la Betel italiana. L’organizzazione in congregazioni, circoscrizioni e distretti è la stessa in tutto il mondo.

6.  Ogni congregazione si riunisce tre volte la settimana in adunanze o riunioni di studio biblico di gruppo, della durata media di 75 minuti. In genere la domenica, è indetta una conferenza pubblica della durata di 30 minuti su temi d’attualità: ad esempio, “Un buon inizio per il matrimonio”, “Comunicare tra familiari e con Dio”, “Come vincere il male col bene”, “Perché si può avere fiducia nella Bibbia”. Ogni sei mesi le congregazioni che appartengono alla stessa circoscrizione si riuniscono per un’assemblea di uno o due giorni, secondo un programma stabilito dal comitato preposto all’insegnamento del Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova, in base ai bisogni spirituali prevalenti. Una volta all’anno, due o tre circoscrizioni che appartengono allo stesso distretto, si riuniscono per un’assemblea di distretto di tre giorni. Per i torinesi, tali assemblee si tengono nella Sala delle Assemblee di via De Gasperi 26 a Leinì (TO).

7.  I Testimoni di Geova non usano i simboli conosciuti del cristianesimo (la croce, immagini, icone…). I luoghi in cui si radunano sono sobri, non contengono simbolismi religiosi.

8.  Le congregazioni di Torino non hanno proprie pubblicazioni ma diffondono quelle dei Testimoni di Geova in lingua italiana.

Bibliografia

Pubblicazioni sui Testimoni di Geova di Torino e Piemonte:

- Paschetto V., “L’odissea di un obiettore durante la prima guerra mondiale”, L’Incontro, luglio-agosto 1952.

-Tortello M., “Aspettando Geova, oggi, in Piemonte”, Gazzetta del Popolo, 8 febbraio 1977.

-Zampieri S., “Il primo predicatore di Geova partì da S.Germano nel 1908”, L’Eco del Chisone, 28 gennaio 1982.

-Lugli R., “Con la Bibbia porta a porta”, La Stampa, 21 gennaio 1986.

-Quinzio S., “I fedeli di Geova”, La Stampa, 14 maggio 1986. Riotta G., “Bussa il predicatore di Geova”, in La Stampa, 2 novembre 1986.

-Introvigne M., “Perché «Geova»?”, Il nostro tempo, 6 dicembre 1987.

-“Testimoni di Geova”, in B. Gambarotta, S. Ortona, R. Roccia, G. Tesio (a cura di), Torino. Il grande libro della Città, volume 8, Torino, ed. del Capricorno, pp. 982-983, 2005.

-Martoglio E., “Testimoni di Geova”, in Berzano L. (a cura di) Forme del pluralismo religioso – Rassegna di gruppi e movimenti a Torino, Torino, Il Segnalibro, 1997, p. 134-138.

-Introvigne M., I Testimoni di Geova: già e non ancora, Torino, Elledici, 2002.

E. M.